Giurisdizione criminale romana tra principato e dominato. Gli atti dei martiri come testimonianze processuali

Giurisdizione criminale romana tra principato e dominato. Gli atti dei martiri come testimonianze processuali

di Roberto Migliorini

La giurisdizione criminale romana risulta strettamente dipendente dalla struttura costituzionale assunta da Roma nei vari periodi, in quanto il potere politico intorno al quale la comunità era, di volta in volta, organizzata.

Il periodo del principato fu caratterizzato, in una prima fase, dalla prevalenza del sistema delle quaestiones perpetuae ed in una seconda fase, dall'affermarsi della repressione extra ordinem, che lasciava ampia libertà all'organo giudicante ai fini della determinazione della pena. Il periodo del dominato fu caratterizzato anch'esso dalla repressione extra ordinem, ma la discrezionalità dell'organo giudicante fu limitata da numerose disposizioni normative imperiali.

In un tale contesto processuale si inseriscono gli Atti dei primi Martiri cristiani.

Con il nome di Acta Martyrum comprendiamo tutta quella abbondante produzione letteraria che ha per oggetto la narrazione delle sofferenze dei Martiri dei primi secoli nel dare testimonianza della loro fede, e con particolare riferimento in questa sede, i documenti ufficiali redatti da pubblici cancellieri durante i procedimenti giudiziari, da conservarsi negli archivi.