I giorni rubati

I giorni rubati

di Gianni Carbotti

Più tenui forse, ma più vividi; persistenti, come gli odori e i sapori: così sono i ricordi dei vecchi.

Quando il passato è ormai lontano, essi giungono a sorreggere l'immenso castello della memoria. È forse proprio il bisogno di incontro che sollecita il novantenne Benvenuto a ripercorrere la propria lunga vita, o almeno quella parte di essa che è corsa via, intensa, fino al momento in cui il tempo si è fermato lasciandogli il faticoso compito di resistere, per amore, in dolorosa solitudine.

Ma tutto torna alla memoria di un vecchio stanco: il suono della fisarmonica, i tumulti dei cavamonti, l'odore del fieno, il cigolio del carretto di Giovanni e gli ardori acerbi della giovinezza, lo strazio di Roma città aperta, e gli occhi scuri di "lei": amabili nella passione, pensosi nelle ombre della veggenza. Ogni cosa si fa incontro a Benvenuto e alla sua sete di perdono, per lasciarlo libero di andare a sua volta. Riproduzione a richiesta.