Il borgo dei mulini. Ediz. illustrata

Il borgo dei mulini. Ediz. illustrata

di Pietro Stella

Già il nome rivela come al centro della storia del borgo, per quasi mille anni e fino all'epilogo di fine Ottocento, vi siano stati i trentaquattro mulini che, senza tregua, hanno impegnato il corso del Bacchiglione, subito dopo il ponte e prima di Conciapelli. Una tale concentrazione di opifici, impegnati a trarre dall'acqua l'energia che serviva a far lavorare le macine, non poteva non condizionare profondamente la natura e lo sviluppo di tutta la zona. Il borgo cominciò a crescere nel XII secolo quando mugnai, artigiani e notai - legati alle attività che vi si svolgevano - stabilirono in zona la loro residenza. Fu il ripristino del ponte monumentale, non più ricostruito dopo la disfatta della Patavium bizantina, che favorì lo sviluppo della zona industriale. Dopo la sistemazione del ponte, non lontano, vennero costruiti la chiesa di San Giacomo e l'ospedale a essa collegato. In effetti, doveva destare meraviglia affacciarsi dal ponte perché ogni ruota, collegata alle altre, era parte di una fabbrica più grande, dove era alloggiato l'impianto meccanico di macina. Pochi sanno che, oltrepassato il ponte, si accedeva ad una vera e propria isola. "Isola di San Giacomo" era chiamata la zona racchiusa tra il Tronco Maestro e il canale della Bovetta, un piccolo naviglio che aveva origine da una chiavica dopo ponte San Leonardo e che si ricongiungeva al corso principale del fiume dopo la chiesa del Carmine. Anche da queste parti, a fare da battistrada alla città furono i conventi, numerosi e importanti, che qui come altrove - sorti lungo le via d'accesso alla città e nelle zone contigue di campagna - offrirono ai monaci la quiete necessaria per la preghiera e lo studio. San Giacomo, il Carmine, San Leonardo e poi ancora le Maddalene, i Crociferi, San Giovanni da Verdara, le Convertite e Sant'Antonio da Vienne, dove i malati si recavano per farsi curare il fuoco di Sant'Antonio